Grandi navi, grandi danni

DOPO L'INCIDENTE della Costa Concordia all'isola del Giglio il 13 gennaio 2012, il vicedirettore generale di Unesco aveva espresso preoccupazione per Venezia dove grandi navi transitano a poca distanza da Palazzo Ducale e dai monumenti simbolo della civiltà veneziana.
I ministri Clini e Passera si erano impegnati ad estromettere il traffico crocieristico di navi superiori alle 40.000 tonnellate dal Bacino di San Marco, ma nulla è cambiato, anzi, i circa 1300 passaggi l'anno dei giganti del mare continuano, nonostante la nuova disgrazia di Genova abbia dimostrato che errori umani o avarie  possono scagliare con impeto una nave contro una banchina falciando edifici e vite umane.
A Venezia vari incidenti in passato hanno dimostrato che il patrimonio monumentale è messo continuamente a rischio. La "Mona Lisa", nave di 201 metri di lunghezza, 28 mila tonnellate di stazza e con 517 crocieristi  a bordo, nelle brume del primo mattino il 13 maggio 2004 si è incagliata a 50 metri da San Marco. L'allora sovrintendente Cecchi aveva tuonato "via le navi dal Bacino", ma poi era andato a ricoprire un alto incarico a Roma, mentre il passaggio delle navi era rimasto.
Nel nome del turismo ad ogni costo (per la città) si continuano a proporre crociere con il valore aggiunto del voyerismo impudico che dai piani alti di questi condomini galleggianti scruta una Venezia che è stata fatta invece a misura di passo e di imbarcazione a remi e a dimensione d'uomo. Questo uso improprio di Venezia con l'accostamento dei pachidermi del mare alla fragilità dell'arte della Basilica della Salute , della Zecca o di San Giorgio ha un che di sconcio e di paradossale.
Questo stupro ambientale produce anche deleteri effetti sulle rive e sui palazzi a causa del dislocamento delle migliaia di tonnellate di acqua causate dalle enormi stazze in movimento in bacini per loro troppo piccoli, ma gli interessi economici sono più forti perciò Venezia è diventata il primo porto passeggeri del Mediterraneo, il terzo d'Europa. Nessuno studio ufficiale è stato commissionato per verificare quali danni alla salute siano  arrecati dai radar e dal carburante delle navi che, più grezzo e inquinante di quello tradizionale, scarica massicce dosi di polveri sottili, nota causa di tumori polmonari e di leucemie.
Le molteplici manifestazioni dei comitati cittadini e la loro risonanza internazionale hanno finalmente sollecitato il ministro Lupi a convocare il 25 luglio le parti per cercare di conciliare gli interessi del turismo con la tutela del patrimonio monumentale e umano di Venezia.
Le soluzioni possibili sono quattro: la prima, perorata dal sindaco Orsoni come la più economica, consiste nell'utilizzo immediato della Bocca di Malamocco e del Canale dei Petroli per giungere ad un nuovo terminal passeggeri ubicato a Marghera. Essa consolida però il radicamento in laguna delle navi.
La seconda, sostenuta dal presidente dell'autorità portuale Paolo Costa, propone  la trasformazione del canaletto di Contorta, profondo due metri, in un canale profondo 10 metri che consenta alle navi di raggiungere la Marittima senza passare davanti a San Marco o facendo un solo passaggio in una sorta di circolazione a senso unico.
Questa soluzione, oltre che costosa (40 milioni di euro), è sconsigliata dall'ingegnere idraulico Luigi D'Alpaos per il suo impatto sull'idrodinamica lagunare. Altre due vie, percorribili in maniera più lenta, ipotizzano la creazione di banchine verso Punta Sabbioni davanti ai cantieri del Mose, oppure a Santa Maria del Mare negli ex cantieri del MOSE.
Chi vivrà vedrà.