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Venezia civiltà anfibia

Chi siamo

VENEZIA CIVILTÀ ANFIBIA
S.Marco 3769/a Venezia 30124, presidenza tel. 0415286368, 3482325008


VENEZIA CIVILTÀ ANFIBIA è un’associazione di promozione sociale nata nel dicembre 2007, senza scopo di lucro, e con la prospettiva, in futuro, di poterla sostenere con il versamento del 5 per mille in dichiarazione dei redditi.

L'associazione VENEZIA CIVILTÀ ANFIBIA, si propone di aggregare il consenso di singoli e associazioni italiane e straniere attorno a questo manifesto in difesa di Venezia e dei diritti umani dei suoi abitanti di poter continuare a vivere nella sua dimensione insulare.

I suoi scopi sono

a)       la tutela e la salvaguardia della città di Venezia, della sua laguna e del patrimonio umano che  caratterizzano la civiltà anfibia come un complessivo, unico, prezioso e inscindibile patrimonio dell’umanità;

b)       la difesa dei diritti umani delle popolazioni residenti nella Venezia  insulare e di quanti, cittadini del mondo, la amano e vogliono abitarla e viverla, ma non possono perché la speculazione immobiliare e turistica sta trasformando palazzi e immobili in alberghi;

c)       lo studio e la valorizzazione della cultura, usi, costumi, tradizioni, storia, di Venezia  e delle peculiarità ambientali  della sua civiltà anfibia  nella stretta interazione fra natura e cultura e  nella apertura internazionale e multiculturale che l’ha sempre caratterizzata.

Manifesto

MANIFESTO PER VENEZIA CIVILTÀ ANFIBIA

Venezia civiltà anfibia

La Venezia insulare non è fatta solo di pietre né è caratterizzata esclusivamente dal patrimonio ambientale della sua laguna, ma è il frutto di una civiltà che l'ha inventata in uno straordinario equilibrio e in una sinergica armonia fra natura e cultura.

Ma una civiltà senza “cives”, senza i suoi cittadini, può essere solo un cimitero e Venezia sta proprio trasformandosi in un cimitero, uccisa da uno sviluppo incompatibile e da una speculazione edilizia e turistica che stanno strozzando la vita dei residenti e tagliando loro la terra sotto ai piedi. Ciò uccide la civiltà insulare avviando la distruzione di un bene dell'intera umanità che può continuare a vivere solo nell'arcipelago-Venezia.

E' un clamoroso errore culturale e antropologico considerare Venezia come un quartiere della più grande città metropolitana Mestre-Venezia perché vi è discontinuità territoriale fra la terra-ferma e la terra incerta in cui è stata inventata la città anfibia, questo errore porta alla omologazione di due realtà diverse e degne di una loro diversa dignità, senza la quale nessuna delle due potrà avere uno sviluppo compatibile con la propria identità.

Tramontata l'epoca dei campanilismi, che hanno cercato di accendere antagonismi sterili, è ora il momento di difendere i diritti umani dei residenti nella Venezia insulare, il loro diritto di esistere e di abitare il proprio habitat.

L'impoverimento delle attività economiche legate al territorio che non dipendano dal turismo, il degrado della qualità della vita, la speculazione immobiliare che agevola imprese nazionali ed è finalizzata solo a offrire seconde case o servizi per non residenti, la pressione di un turismo incontenibile, incontrollato e incompatibile, lo spopolamento e l'esodo segnalano la progressiva agonia della civiltà anfibia e l'estinzione dei popoli costretti a lasciare la "terra incerta" per migrare nella "terra ferma".

Questo è il punto, questi la specificità e il dramma di Venezia. Venezia non può essere considerata il centro storico di una più vasta area metropolitana, come accade a Firenze o a Roma, perchè a Venezia vi è disomogeneità territoriale e culturale fra la dimensione insulare e la terraferma tanto è vero che, se una famiglia si trasferisce a Mestre, i figli che si abituano alla civiltà su gomma non ritorneranno più a quella anfibia. Se i veneziani insulari lasciano le isole, compiono un salto culturale analogo a quello di un indiano d'America che dalle sue praterie passa a una metropoli. Per un veneziano la terraferma non è ai confini della sua sensibilità ma rappresenta un'altra sensibilità e una fisicità che non gli appartengono.

L'omologazione di Venezia a Mestre ha già provocato dei danni alla cultura materiale che sono sotto gli occhi di tutti: la città dei ponti per antonomasia, che ha inventato un reticolo di ponti per trasformare un arcipelago in una funzionale realtà urbana, non riesce a costruire un ponte (quello di Calatrava) se non con spreco di denaro pubblico, ritardi e polemiche. La città che ha inventato le fondamente, cioè le vie che corrono lungo i canali, arginando le “insule” e tutelando la viabilità acquea dagli interramenti, nel settembre 2006, dopo 4 anni di lavori sulle rive di S. Marco, non ha potuto inaugurarle perché erano già crepate.

Questi sono i segni della distruzione di quella cultura materiale che ha inventato e ci ha consegnato Venezia. La vendita delle isole (nel luogo in cui l'isola costituisce il modulo urbanistico elementare) da parte di pubbliche istituzioni, l'alienazione di interi quartieri come l'Ospedale al Mare (legati anche da vincolo morale), in una città che non ha una periferia territorialmente omogenea, tolgono il terreno sotto ai piedi ai cittadini per destinarlo ad usi turistico-alberghieri e così determinano l'agonia della civiltà anfibia.

Questa politica senza “polis” (politica significherebbe, invece, gestione della polis), troppo attenta alle strategie di autoconservazione e di organizzazione di nuovi partiti, se a livello nazionale sta bruciando le risorse del paese a favore della "casta", nel contesto veneziano sta uccidendo una civiltà unica e, con essa, il senso e l'esistenza stessa di Venezia e della sua laguna.

In considerazione di questa emergenza, nasce "VENEZIA CIVILTÀ ANFIBIA" l'associazione che si propone di difendere i diritti umani dei veneziani che vogliono continuare a vivere nella "terra incerta", in questa magmatica commistione di terra e acqua, che cultura e civiltà millenarie hanno trasformato in un patrimonio dell'umanità.

L'identità di un popolo o di una civiltà oggi non possono essere legate alla razza, né alla religione, ma alle specificità dell'habitat sì. Le raccomandazioni dell'ONU che tutelano le minoranze riconoscono il diritto alla specificità di Ladini, Mocheni, Altoatesini... che pure abitano boschi valli e monti come i vicini Cadorini o Trentini.

L'insularità dei veneziani è al tempo stesso una connotazione ambientale, una realtà antropologica e culturale e un esempio unico di civiltà che ha trasformato un ambiente inaffidabile in un habitat.

I diritti umani dei veneziani che vogliono continuare a vivere tale specificità coincidono con il diritto della comunità internazionale di preservare come un bene dell'umanità questa mirabile simbiosi di natura e cultura che si chiama Venezia e che solo la vita dei residenti può perpetuare. Solo i "cives" per scelta e per amore, foresti o nativi che siano, come sempre è accaduto nella nostra storia, potranno difendere la civiltà anfibia da speculazione e sviluppo incompatibile che la cattiva politica e la pessima amministrazione stanno alimentando ai danni della vita.

Nelli-Elena Vanzan Marchini (presidente), Caterina Schiavon (vicepresidente),Antonella Panni (segretario). Fra gli altri hanno sottoscritto Daniel Panzac (storico France) , Brian Pullan (storico England), John Kay (economista Financial Time)

- per sottoscrivere il manifesto inviare a contatti la formula “sottoscrivo manifesto per Venezia Civiltà Anfibia”, nome cognome e indirizzo

- per diventare amici di Venezia Civiltà Anfibia fare versamento su Pay pal My Cash BNL n. 80576693 oppure ad ogni sportello della Cassa di Risparmio di Venezia versando a Venezia Civiltà Anfibia euro 50 (20 per pensionati e studenti) scrivendo sulla causale nome, cognome professione, indirizzo, tel. e mail.

- chi si iscrive riceverà le “lacrime di Venezia“

Lacrime di Venezia

 



Quando i Talebani distrussero Buddha di Bamiyan, l'Occidente inorridì, ma ciò che sta accadendo a Venezia è molto peggio. Il malgoverno politico e culturale sta distruggendo la Civiltà Anfibia che la rende unica al mondo e sta costringendo i suoi abitanti a trasferirsi in terraferma. Ma una città senza cittadini non è una città: Venezia piange i suoi abitanti perduti e il mondo non può fingere di nulla. Le LACRIME DI VENEZIA sono il segno dell'amore e della preoccupazione per le sorti di questo patrimonio così raro e prezioso dell'umanità che non può continuare ad esistere senza la sua popolazione.

Nel 1848 Venezia, dopo il lungo assedio, spossata dalla fame e dal colera, si arrese agli Austriaci. Allora le donne Italiane della borghesia liberale portarono dei caschimpetto di perle, simboliche lacrime per la sorte di Venezia, abbandonata al suo destino dalle potenze europee. Anche oggi Venezia non può essere lasciata sola.

VENEZIA CIVILTA' ANFIBIA

è un'associazione senza fini di lucro impegnata nella difesa dei diritti umani dei veneziani e di quanti, cittadini del mondo, vogliono abitare nella città insulare.